è davvero-davvero necessario parlare di cyberbullismo?

Tags : cyberbullismo

ho appena finito di leggere questo articolo su Wired in cui ci si sbraccia ancora per parlare di “cyberbullismo”, una parola che richiama sempre molta attenzione.

Premessa: wired da qualche tempo ha lanciato una petizione su change.org chiedendo ai media di non "demonizzare" la rete, accusandola di cose che succedono nella vita reale. (Link)

Petizione che ho firmato, per inciso.

ok, ora riprendo un discorso che ho già fatto:

IL CYBERBULLISMO NON ESISTE.

o perlomeno, non centra NULLA con quanto viene attualmente classificato come tale.

ora, io non ho una laurea in psicologia, non sono un giornalista, ma uso un pc da quando avevo 11-12 anni (sono ggggiovane, ora ne ho 23).

ho iniziato con i giochini, poi giocando in rete, poi frequentando community, poi creando community ecc. passo davanti al pc un mare di tempo, per svago ma anche per lavoro. è un hobby, una passione, una cosa che mi affascina.

in questi 10-12 anni che giro per internet, sono stato su un’infinità di siti, sia nella parte “scoperta” della rete, sia in posti relativamente meno accessibili e vorrei raccontare la mia versione dei fatti.

la verità è che le causa dello pseudo-fenomeno del “cyberbullismo” sono principalmente 2:

  1. i social network
  2. il digital divide

e spiego perchè.

1) i social network:

è verosimile affermare che in italia la moda dei social network sia esplosa verso la fine degli anni 2000. facebook, principale responsabile, ha contribuito ad avvicinare alla rete milioni di persone per le quali i computer, e la tecnologia in generale, erano (e sono) un mondo oscuro.

persone che solo per seguire la tendenza del momento, si è comprata 1300 euro di macbook per usarlo per sentire la musica e andare su facebook E BASTA.

bambini viziati che si sono fatti comprare lo smartphone figo “perchè ce l’ha anche il/la mio/a amichetto/a”.

tutta gente che non conosce NULLA all’infuori della ricerca di google e della home page di facebook.

che si è comprata un computer di cui non conosce il funzionamento per collegarsi a un sito di cui non conosce il funzionamento.

e che, com’è giusto che sia, ha approcciato la rete credendola un territorio neutro, innocuo. nello stesso identico modo in cui un bambino vede il mondo: tutto bello, tutto facile, tutto esattamente come appare, in cui tutti sono buoni.

gente che non essendo mai stata su internet AL DI FUORI di facebook, non sa e non poteva sapere che la rete è esattamente uguale al mondo reale e anche peggio.

e adesso, quando ha scoperto che su internet esiste anche gente che non gli mette i “mi piace” agli status, ha pensato bene di inventarsi la parola “cyberbullismo”.

parola che viene (ab)usata per indicare (cito testualmente dall’articolo):

  • infiammare, dispute online usando un linguaggio volgare e aggressivo
  • molestare, messaggi di insulti
  • denigrare, inviare commenti e pettegolezzi crudeli riguardo a qualcuno al solo scopo di danneggiare la sua reputazione
  • escludere, esclusione da gruppi e comunità online; 
  • sostituzione di identità, fingere di essere qualcun altro per metterlo in difficoltà
  • rivelazioni, pubblicare informazioni private o segrete di altri
  • ingannare, ottenere la fiducia online di qualcuno per poi avere informazioni da pubblicare
  • cyberstalking, spiare e minacciare in maniera ossessiva
  • cyber minacce (minacce dirette o materiale che lascia intendere che l’autore possa far male a se stesso o agli altri
  • sexting, invio di immagini e testi a sfondo sessuale

ma anche:

  • commenti negativi
  • insulti
  • prese in giro

certo, queste cose nella vita reale possono essere classificate come “bullismo”, ma quando ci si siede di fronte a un computer, si chiama “popolo di internet”.

i social network possono essere un pò visti come una cupola di vetro in mezzo al bronx, sono nati lindi e pinti, con la pretesa di mantenere un’atmosfera positiva (vi siete mai domandati del perchè non ci sia il tasto “non mi piace” su facebook?

orrido “articolo” related -> http://www.ilmessaggero.it/tecnologia/hitech/facebook_dislike_tasto_non_mi_piace/notizie/310051.shtml)

i social network hanno ammazzato centinaia di community e migliaia di blog, portando milioni di nuovi abitanti in una “piccola” città già consolidata e funzionante, stravolgendone completamente strutture e regole.

e sempre parlando per paragoni, gli abitanti che c’erano prima, i negozi che c’erano prima, ricadono tutti all’interno della classificazione “cyberbullismo”.

si demonizza una cosa che non si conosce e non si comprende.

e qui veniamo alla seconda causa.

2) il digital divide.

detto senza troppi giri di parole, l’italia è indietro come le palle dei cani.

non passa giorno senza che qualche sito o rivista specializzata non pubblichi una qualche ricerca in cui si ribadisce che l’italia è al millemillesimo posto in una qualche classifica riguardante le tecnologie/la diffusione di internet/i costi dei provider/l’alfabetizzazione digitale ecc.

nelle scuole l’informatica viene messa allo stesso piano dell’ora di religione o di educazione fisica.

(io ero iscritto in una sezione PNI di un liceo scientifico e facevamo 1 ora di informatica alla settimana, quando la prof ne aveva voglia. l’esimia gelmini ha pensato bene di sopprimere del tutto questo tipo di sezioni con la fantastica riforma del 2010/2011)

nessuno insegna ai ragazzi l’informatica, che sempre di più ci circonda e fa parte delle nostre vite.

e quindi si crea, come alternativa, il “cyberbullismo”.

nelle scuole si fa educazione alla salute insegnando i rischi del bere/fumare/drogarsi?

nelle scuole si fa educazione sessuale insegnando i rischi dell’avere rapporti non protetti?

e perchè non fare anche un paio d’ore di “educazione all’internet” in cui magari si spiega che ci si può trovare a parlare con degli stronzi o che è meglio non pubblicare foto con sotto l’indirizzo di casa o altri dati sensibili?

non sarebbe più facile?

prevenire non è meglio di curare?

no, noi abbiamo l’agcom, che ci tutela “chiudendo” siti a nastro.

quanto ci vorrà prima che una mamma preoccupata denunci 4chan perchè hanno insultato il suo tenero bambino?

e quanto ci vorrebbe invece a spiegare che cosa si può trovare su 4chan?

il cyberbullismo è aria fritta.

tutta roba che sta dietro uno schermo scritta da gente che sta dietro uno schermo.

quando poi invece si hanno ripercussioni nella vita reale allora è un altro discorso (rimando sempre alla vicenda di jessi slaughter), ma fino ad allora è solo aria fritta.

attenzione, con ripercussioni non intendo mettere il broncio “perchè uno mi ha insultato su twitter”.

e il progetto tabby (http://www.tabby.eu/) è aria fritta sovvenzionata dall’unione europea.

tra l’altro il sito è assolutamente a senso unico, senza alcuna possibilità di interazione con le persone a cui è rivolto.

ottimo esempio di web 2.0.

Comments !