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Il problema non è solo la RAL in chiaro

Il problema non è solo la RAL in chiaro…

L’altro giorno qui su LinkedIn mi scrive un manager di una società di consulenza ENORME (+300k dipendenti nel mondo), “ciao sono xxx, ho un progetto in partenza con le tecnologie x, y e z, se ti può interessare inviami il tuo cv alla mia e-mail”.

Siamo su LinkedIn, nel mio profilo ci sono già tutte le mie esperienze, però vabbè, il progetto sembra interessante e il cv (che è un copia-incolla del mio profilo) immagino che probabilmente servirà per HR e invio il pdf alla mail indicata.

Dopo un paio di giorni mi scrive via mail una persona di HR di questa azienda ENORME, “ciao, ho ricevuto il tuo cv da xxx, quando avresti disponibilità per fissare una call conoscitiva? Nel frattempo ti chiedo se puoi registrarti alla nostra piattaforma HR e inviarmi la tua carta d’identità”.

Fisso la data, mi registro alla piattaforma dove mi viene chiesto di caricare il cv (di nuovo??) e invio il documento come richiesto.

Arriva la data del colloquio su teams, la persona di HR che nelle mail si fregiava del titolo di “Senior Talent Acquisition” comincia a chiedermi che titolo di studio ho (diplomato nel 2009, come se oggi avesse ancora importanza) e poi arriva la parte surreale: comincia subito a chiedermi cronologicamente delle mie esperienze e le tecnologie usate, evidentemente per compilare un qualche documento.

Non ha la minima idea di che cosa si stia parlando perché, come sottolinea più volte, non è una persona tecnica ed è pure un po’ scocciata perché ho molte esperienze diverse e quindi le ci vuole tanto a trascriverle.

Potrei infilare nomi di pokemon tra C#, Angular e Kubernetes senza destare il minimo sospetto, ma con pazienza rispondo alle domande e dettando cosa scrivere semplifico per accorciare i tempi.

Tutto questo per tipo 10 minuti prima del colpo di scena: “ah ma vedo che lavori da remoto” “si, praticamente dal covid in avanti, quest’anno non sono neanche ancora mai stato in ufficio” “eh ma noi per policy abbiamo 6 giorni al mese in presenza, e per i primi 6 mesi sono obbligatori 3 giorni a settimana” “ma il cliente dove si troverebbe?” “no ma non importa, ti assumeremmo sulla sede di Genova”.

Quindi comunque in presenza ma per lavorare da remoto 🙈

Ovviamente abbiamo interrotto qui, siamo nel 2026 e ci sono tutti gli strumenti necessari, il full remote per me funziona benissimo e non sono disposto a tornare in ufficio, specialmente poi per passare le giornate in call su teams quando posso farlo da casa in pigiama.

Però chissà come sarebbe andato avanti il processo di selezione e quante altre volte avrei dovuto elencare quello che ho fatto negli ultimi 16 anni 😂

Uno si sbatte a curare il profilo Linkedin e questo non viene neanche letto.

Bisogna ANCORA inserire le stesse esperienze in 90 posti diversi.

Il primo colloquio conoscitivo per ruoli tecnici viene ANCORA fatto da persone che non hanno la minima idea di che cosa si stia parlando, quindi potenzialmente viene scartata molta gente valida perchè non hanno trasmesso le “vibes giuste” o non hanno menzionato esplicitamente tutte le parole sulla lista data in mano al recruiter.

Forzare la gente ad andare in ufficio è (a mio personalissimo avviso) segnale di un management che non funziona o è nostalgico di mondo che ormai è cambiato.

Questi obsoleti, farraginosi e iper-burocraticizzati processi di recruiting non fanno che confermare quella sensazione, comune a molti candidati tecnici, che l’HR e i “Senior talent acquisition” siano solo un ostacolo da superare prima di arrivare a parlare con qualcuno tecnicamente competente sul ruolo.

Alla RAL non ci siamo neanche arrivati

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